Valore in RSA

novità dal network delle RSA toscane

Valore in RSA

novità dal network delle RSA toscane
a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana

Il corpo nell’anziano fragile

20/05/2025
 
Abitare non è conoscere, è sentirsi a casa, 
ospitati da uno spazio che non ci ignora, 
tra cose che dicono il nostro vissuto, 
tra volti che non c’è bisogno di riconoscere 
perché nel loro sguardo ci sono le tracce 
dell’ultimo congedo.
da: Il Corpo di Umberto Galimberti
 
Il corpo è il tramite attraverso cui, entriamo in relazione con il mondo, facciamo le nostre esperienze e conserviamo i nostri vissuti. La nostra identità si costruisce a partire da queste esperienze ed attraverso le modalità con cui entra in relazione con gli altri corpi. In tal senso, il corpo è non solo un oggetto fisico, ma è il crocevia di aspetti ontologici, etici ed esistenziali è il mediatore ineludibile tra noi e la realtà.
 
La psicologia, da sempre, ha visto il corpo come aspetto centrale del benessere della persona nei processi di cura ed ha posto molta attenzione alla sintomatologia corporea per analizzare gli aspetti di natura traumatica.
 
Fin da bambini il corpo è lo strumento attraverso il quale noi tutti entriamo in contatto con il mondo ed acquisiamo informazioni, viviamo emozioni e facciamo esperienze sensoriali senza essere ancora in grado di metallizzare quanto si esperisce. In questo arco temporale, il tipo di esperienze che facciamo sono molto importanti perché esse plasmano le strutture limbiche, dette anche cervello “emozionale”, possiamo dire che tutto quanto vissuto in questa fase della vita, dal cervello emozionale, influenza il funzionamento delle persone negli anni avvenire in termini di relazioni ed emozioni. Ormai è cosa acquisita che il nostro corpo non è solo un insieme di cellule ma, dentro di esso è presente una memoria emotiva.
 
Questo, ci deve far pensare che, in età adulta, in assenza di situazioni traumatiche importanti, le persone riescono a controllare, seppur con fatica, le tematiche emotive dolorose che hanno caratterizzato la loro infanzia.
 
Quando diventiamo anziani le memorie emotive si presentificano sempre più e nella fase del ciclo vitale in cui andiamo verso la fine della nostra esistenza dove è presente una condizione di fragilità/ non autosufficienza, il nostro corpo ha bisogno di cure e di assistenza per soddisfare i bisogni primari e secondari. Doversi affidare ad una persona, per espletare i bisogni primari, sicuramente riattiva in ognuno i temi che risuonano rispetto alle esperienze fatte in passato come, vissuti di: vicinanza /distanza, intimità con noi stessi e con gli altri, abbandono/accudimento, sfiducia/abuso, inadeguatezza vergogna ecc..
 
Essere nel proprio domicilio ed avere il supporto dei familiari, in un momento della vita di estrema fragilità, è sicuramente la condizione dove è più probabile poter sperimentare maggiore benessere, la casa rappresenta il luogo dove l’anziano riconosce l’ambiente, non solo come spazio fisico, ma come luogo emotivo e di relazione, dove questi temi posso essere meglio gestiti.
 
Consapevoli di ciò, chi lavora in RSA deve aver chiaro che bisogna costruire, per gli anziani che vengono ad abitare nella residenza, una cura che prova ad integrare nei fatti sia l’intervento sanitario che sociale, in cui si tiene conto non solo della cura del corpo, ma anche del suo essere come persona unica e irripetibile, prendendoci cura della sua esistenza.
 
Questo va costruito a partire dall’ingresso dell’anziano in RSA, attraverso la conoscenza della sua storia, l’ascolto dei bisogni espressi e far emergere i bisogni presenti ma non esprimibili.

In tal senso, per creare una vicinanza, bisogna lavorare su più aspetti del vivere e della cura:
  • aiutare la persona a ritrovare negli spazi della residenza un luogo in cui può conoscere e riconoscersi attraverso la personalizzazione del suo spazio di vita e la fruibilità di tutti gli ambienti della RSA, con progetti che permettono momenti di socializzazione e confronto e con attività in cui riconoscersi
  • garantire la continuità delle relazioni familiari ed amicali attraverso l’ingresso libero in RSA, stimolare una continuità con la vita prima dell’ingresso in RSA, attraverso attività di frequentazione del territorio e con le associazioni per garantire una continuità con il tessuto sociale cittadino
  • costruire una cura che tiene dentro il desiderio della persona sia quando riesce ad esprimerlo verbalmente che quando usa i canali non verbali, una cura che guarda sempre più al prendersi cura dove anche gli interventi sanitari si possano mettere in atto nella piena consapevolezza dell’anziano che le riceve e quando non è possibile per l’anziano, attraverso l’ADS che ne esprime il consenso
  • quotidianamente bisogna prendersi cura degli anziani, con una consapevolezza professionale, ascoltando ed osservando come avvicinarsi, cercando una modalità che permette di far sentire il tocco come un supporto accogliente e non come un gesto freddo, affinché l’assistenza possa rappresentare un momento di ritorno ad una condizione di accudimento.
Alla luce di quanto detto sopra, l’assistenza deve non solo rappresentare, per l’anziano, un momento di piacere, ma dovrebbe, se fatta con consapevolezza, rappresentare anche un momento di trasformazione dell’esperienza fatta nel passato.