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novità dal network delle RSA toscane

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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana

Report ISS. Riflessione etico-giuridica sulla tutela dei diritti dell’anziano nelle RSA in condizioni emergenziali. Pillola n.7

08/11/2021
Nel mese di marzo l’Istituto Superiore di sanità ha pubblicato il Rapporto ISS Covid-19 n. 6/2021 dal titolo Assistenza sociosanitaria residenziale agli anziani non autosufficienti: profili bioetici e biogiuridici (a cura del Gruppo di lavoro Bioetica ISS Covid-19), con l’obiettivo di proporre una riflessione etico-giuridica sulla tutela delle persone residenti all’interno dei presidi socio-sanitari attraverso la prospettiva dei diritti fondamentali.

Come è strutturato il Report ISS?

Nella prima parte, oltre a una descrizione del sistema nazionale di assistenza agli anziani non autosufficienti, vengono presi in esame i loro diritti con riferimento al sistema giuridico italiano. Inoltre, viene descritta e analizzata, dal punto di vista bioetico, la situazione di dipendenza della persona anziana, a partire dai principi e dalle priorità delineati nel 2006 dal Comitato Nazionale per la Bioetica. Nella seconda parte del documento invece vengono affrontate alcune tematiche di bioetica clinica relative al contesto dell’assistenza medica e infermieristica nelle strutture sanitarie residenziali. Infine viene proposta una Carta dei diritti dell’anziano con particolare riferimento alla “Carta Europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane che hanno bisogno di cure a lungo termine” dell’AGE Platform Europe.

Il documento è molto complesso e contiene tanti spunti e riflessioni interessanti, perciò pensiamo di creare una serie di approfondimenti, come Pillole, su alcuni paragrafi. Questo di oggi è una sintesi e commento del cap 7. che spazia sulla tutela dei diritti dell’anziano nelle residenze sanitarie in condizioni emergenziali. Li ripercorriamo in breve prima del consueto commento.


I dati della pandemia hanno rappresentato la realtà drammatica che si è consumata nella residenzialità: in Italia il 13 settembre 2020 l’85,4% dei decessi con coronavirus ha interessato le persone dai 70 anni in su e le persone anziane ricoverate in queste strutture socio-sanitarie hanno pagato un tributo molto alto, mettendo in luce altre caratteristiche della fragilità.

L'indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale delle Demenze dell'ISS dal 24 marzo al 5 maggio 2020 nelle RSA italiane (1356 RSA partecipanti volontarie, con 100.806 residenti) ha messo in evidenza che sono decedute 9.154 persone, di cui il 7,4% era effetto da Covid 19 e il 33,8% aveva sintomi simil-influenzali. I principali fattori associati alla presenza del virus sono stati individuati nella mancanza di personale, nella difficoltà a trasferire le persone in ospedale o altra struttura e nell’isolare i residenti.

Di seguito alcuni interventi legislativi sono stati predisposti ad hoc per le strutture residenziali e semiresidenziali.


Alcune raccomandazioni per la gestione degli ospiti delle strutture residenziali in condizioni di emergenza

Le autorità competenti per la tutela della salute pubblica, in situazioni emergenziali, possono imporre restrizioni significative alla persona, pur se per periodi definiti in cui, alle libertà individuali che vengono limitate, devono corrispondere elementi di conformità ai criteri di ragionevolezza, proporzionalità e tempi strettamente necessari.
Dunque chi ha la responsabilità su di essi dovrà dare assetti organizzativi coerenti con queste indicazioni, sia a livello delle autorità sanitarie locali che nazionali, al fine di tutelare le persone residenti e la loro salute.

Già il DPCM 08/03/2020 prevedeva all’art.2 che: «l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA) hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione».

Successivamente questa disposizione è stata confermata anche dal DPCM 3/11/2020 e, in data 30 novembre 2020, il Ministero della Salute, coerente con quanto previsto dal Rapporto ISS del 24 agosto 2020, ha emanato la circolare Disposizioni per l’accesso dei visitatori a strutture residenziali socioassistenziali, sociosanitarie e hospice e indicazioni per i nuovi ingressi nell’evenienza di assistiti positivi nella struttura.

Con il Rapporto ISS Covid 19 n.62/2020 in data 15/12/2020 sono state date specifiche indicazioni per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2 negli hospice e nelle cure palliative domiciliari.

Ecco che il dilemma circa l’ammissione dei nuovi assistiti ha posto il pensiero fra la necessità di tutelare le persone più fragili presenti in struttura e quelle in ingresso, prevedendo l’isolamento ed il monitoraggio di due settimane in camera singola, a scapito della fragilità bio-psico-sociale degli anziani. Con queste raccomandazioni si rischia infatti di trasformare questa misura protettiva in un grave pericolo per l’integrità psico-emotiva dell’anziano che, in un breve spazio di tempo, si trova a dover affrontare contemporaneamente il cambio del contesto abitativo ed una reclusione in solitudine, vivendo relazioni con operatori sconosciuti.

Purtroppo queste procedure su anziani già compromessi, spesso incapaci di vivere una resilienza, non dovrebbero sottovalutare il rischio di poter scatenare un vero e proprio "scompenso a cascata" in cui l’anziano che entra in struttura, incapace di vedere il proprio futuro, sviluppa la comparsa di elementi che potrebbero determinare l’effetto opposto a quello auspicato.

La pandemia ha reso evidente che è necessario garantire un’assistenza adeguata, pur nella complessità di un contesto emergenziale, in cui si auspica l’ottimizzazione della gestione integrata di percorsi clinico-assistenziali assieme al monitoraggio dei processi, al fine di evitare che le persone più vulnerabili vengano abbandonate o trascurate nel loro percorso di cura.

Un’ulteriore analisi di 2.621 cartelle cliniche di deceduti con tampone positivo, condotta in Italia ai primi di maggio 2020 su circa 35.000 deceduti, ha mostrato che i pazienti con demenza hanno avuto un accesso ridotto ai ricoveri in terapia intensiva rispetto ad un paziente con altra diagnosi.

Anche in altri paesi è stato rilevato lo stesso fenomeno: l’organizzazione no profit Alzheimer Europe è intervenuta sottolineando che le procedure per l’accesso da triage in TI o Sub-TI dovrebbero basarsi sulla prognosi individuale della persona e non sui criteri isolati come età, diagnosi o provenienza e che questo fenomeno debba essere discusso come tema etico dalla letteratura bioetica.

L’intento di questo Rapporto dunque è anche quello di poter fornire indicazioni per gestire proprio alcune delle problematiche di valenza etica per favorire la migliore protezione possibile alla dignità ed al rispetto delle persone residenti. 


Per saperne di più:





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