Valore in RSA

novità dal network delle RSA toscane

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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana

Report ISS. Riflessione etico-giuridica su comunicazione e accesso dei familiari/visitatori in RSA. Pillola n. 8

06/12/2021
Nel mese di marzo l’Istituto Superiore di sanità ha pubblicato il Rapporto ISS Covid-19 n. 6/2021 dal titolo Assistenza sociosanitaria residenziale agli anziani non autosufficienti: profili bioetici e biogiuridici (a cura del Gruppo di lavoro Bioetica ISS Covid-19), con l’obiettivo di proporre una riflessione etico-giuridica sulla tutela delle persone residenti all’interno dei presidi socio-sanitari attraverso la prospettiva dei diritti fondamentali.


Come è strutturato il Report ISS?

Nella prima parte, oltre a una descrizione del sistema nazionale di assistenza agli anziani non autosufficienti, vengono presi in esame i loro diritti con riferimento al sistema giuridico italiano. Inoltre, viene descritta e analizzata, dal punto di vista bioetico, la situazione di dipendenza della persona anziana, a partire dai principi e dalle priorità delineati nel 2006 dal Comitato Nazionale per la Bioetica. Nella seconda parte del documento invece vengono affrontate alcune tematiche di bioetica clinica relative al contesto dell’assistenza medica e infermieristica nelle strutture sanitarie residenziali. Infine viene proposta una Carta dei diritti dell’anziano con particolare riferimento alla “Carta Europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane che hanno bisogno di cure a lungo termine” dell’AGE Platform Europe.

Il documento è molto complesso e contiene tanti spunti e riflessioni interessanti, perciò pensiamo di creare una serie di approfondimenti, come Pillole, su alcuni paragrafi. Questo di oggi è una sintesi e commento del cap 8. che spazia sulla comunicazione e accesso dei familiari/visitatori alle residenze sanitarie. Li ripercorriamo in breve.

Comunicazione e accesso in RSA

Il tema degli ingressi nelle RSA ha fatto discutere molto le comunità residenziali e le associazioni dei familiari, portando spesso a conflitti che potevano essere prevenuti ed evitati.
Il capitolo stimola una riflessione su questa tematica ponendo l’accento sulle decisioni dell’Autorità del Garante nazionale.

In genere l’accessibilità dei familiari alle residenze costituisce un elemento importante per gli ospiti che, durante la prima fase della pandemia, è stata fortemente ridotta a causa dell’adozione delle misure di contenimento e di prevenzione del contagio, creando talvolta tensioni.

Sul territorio nazionale sono state tante le modalità con cui le strutture residenziali si sono riorganizzate per favorire e mantenere le situazioni di contatto e di vicinanza, promuovendo l’uso del telefono, delle videochiamate o del plexiglass o altre soluzioni.
In base alla normativa vigente ogni struttura può decidere in autonomia, rispettando le modalità di prevenzione, le esigenze di ospiti ed operatori e con misure che dovrebbero modificarsi in modo proporzionale rispetto alla situazione epidemiologica.

Ad oggi non sono disponibili studi e dati che possano aiutare ad orientare meglio queste scelte.
Di fatto la decisione di sospensione totale delle visite, utile a tutelare gli ospiti e la loro salute, dovrebbe essere stabilita solo se strettamente necessaria, anche nel rispetto di quanto definito nella Circolare del Ministero della Salute del 30.11.2020 che, per favorire le visite in sicurezza senza generare allentamenti dei legami affettivi, raccomanda di promuovere strategie di screening tramite l’esecuzione di test antigenici rapidi.
E’ noto come nelle persone che soffrono di particolari disabilità la presenza dei familiari ha un valore terapeutico/motivazionale e può condizionare il percorso riabilitativo, fino a rendere meno efficaci le cure mediche.

Queste misure restrittive nei contesti residenziali socio-sanitari e assistenziali sono state monitorate dal Garante nazionale (autorità di garanzia) nella sua legittimità formale, nell’attuazione e nel contenimento della libertà di ogni persona. Il monitoraggio tramite le segnalazioni pervenute dai familiari e dagli attori sociali ha fatto rilevare talvolta casi di rigidità nell’applicazione dei provvedimenti limitativi anche post fase 1 della pandemia, attraverso diniego delle visite, quest’ultime permesse esclusivamente nei casi di fine vita. In altri casi sono state interrotte anche le uscite dalla struttura, anche quando queste erano elementi di riabilitazione cognitiva e di mantenimento di capacità.

Il Garante nazionale ritiene opportuno richiamare l’attenzione su come tali disposizioni possano avere effetti pregiudizievoli sulla tutela dei diritti delle persone residenti e di conseguenza ha posto queste preoccupazioni del protrarsi del confinamento di questi all’attenzione delle regioni, configurando una situazione di privazione “de facto” della libertà.

Dunque è opportuno ricordare come nella fase acuta dell’emergenza sia il DPCM del 3.11.2020 sia le indicazioni dell’ISS (contenute nel Rapporto “Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno alle persone con demenza“) hanno promosso, pur con le opportune limitazioni delle misure anti contagio, possibilità di accesso dei familiari, di un atteggiamento previdenziale e non di divieto generalizzato.

Di contro le disposizioni restrittive adottate, secondo l’Autorità Garante, non assicurando la frequenza dei familiari, possono compromettere gli spazi di libertà ed esporre a forme di isolamento che non è corrispondente alle indicazioni nazionali.

Si evince che la comunicazione con i familiari o amici, specie nei casi di positività dell’ospite al SARS-CoV-2, dovrebbe essere tempestiva e quotidiana per includere informazioni necessarie alle condizioni cliniche della persona.


Per saperne di più: