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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana 

Vaccinazione contro il nuovo coronavirus Sars-Cov-2 COVID-19

18 Gennaio 2026

 Indice degli argomenti:  

Inquadramento storico e origine della pandemia da COVID-19

La pandemia da COVID-19 (malattia da coronavirus anno 2019) ha rappresentato una minaccia alla salute globale con un impatto senza precedenti negli ultimi 100 anni. Bisogna infatti risalire alla pandemia di influenza “spagnola” del 1918-1919, che provocò quasi 100 milioni di morti, per trovare un evento epidemico infettivo di gravità paragonabile in termini di morbilità e letalità.

Questa malattia si è manifestata nella provincia cinese di Hubei, con epicentro nella città di Wuhan, negli ultimi mesi del 2019 e precisamente il 31 dicembre di quell’anno la Cina ne ha notificato ufficialmente la presenza all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). È stato identificato come agente eziologico un nuovo coronavirus strutturalmente correlato al virus che causa la sindrome respiratoria acuta grave (severe acute respiratory syndrome, SARS) e pertanto in seguito denominato SARS-CoV-2.

Le diverse varianti del virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule.

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COVID-19: fattori di rischio clinici e comorbilità

L’analisi condotta a livello mondiale ha permesso di definire in modo incontrovertibile che l’età rappresenta un fattore di rischio critico sia per una maggiore frequenza di contagio (per es. i residenti nelle RSA) sia, se molto avanzata, per la letalità.

Certamente un ruolo importante è svolto dalle comorbilità che aggravano il quadro clinico e peggiorano la prognosi. Le forme morbose più rilevanti ai fini della prognosi di COVID-19 sono le malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione, le pneumopatie croniche, le patologie onco-ematologiche, l’insufficienza renale, l’obesità e il fumo.

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Strategie di prevenzione: sviluppo dei vaccini anti-COVID-19

Fra le misure di prevenzione delle malattie infettive il caposaldo è rappresentato dalla profilassi, in primo luogo dalla profilassi attiva mediante vaccinazione.

Prima dell’avvento del COVID-19, lo sviluppo di un vaccino efficace e sicuro ha richiesto circa 10, a volte anche 20 anni. La pandemia COVID-19, con i suoi drammatici riflessi sanitari (in termini di mortalità e di devastante effetto sui sistemi sanitari), economici (in termini di caduta del PIL, delle attività produttive e commerciali, dei redditi familiari) e sociali (in termini di distanziamento fisico e sociale, lavoro da remoto, didattica a distanza) ha avuto un enorme impatto su scala planetaria.

Questo, unitamente alla possibilità di avvalersi della bioingegneria, della bioinformatica e della applicazione dell’intelligenza artificiale, ha fatto sì che, straordinariamente, nell’arco di un solo anno si sia arrivati a disporre di centinaia di candidati vaccini di cui una decina arrivati alle tappe finali della sperimentazione. Si tratta di vaccini costruiti alcuni sulla base di piattaforme classiche, inattivati o viventi attenuati, a vettori virali replicanti o non replicanti, a subunità proteiche, altri sulla base delle attuali piattaforme più avanzate, a RNA o DNA.

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Sistemi di sorveglianza epidemiologica nelle strutture sanitarie e RSA

Per monitorare la frequenza e l’impatto delle infezioni da SARS-CoV-2 nelle strutture residenziali e identificare le necessità rilevanti che, in caso di epidemia, richiedano un intervento di sanità pubblica urgente, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con il Ministero della Salute, ha ritenuto necessario lo sviluppo di un sistema di sorveglianza specifico.

Sul sito web di Epicentro una sezione è dedicata alla sorveglianza COVID-19 in RSA.

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Vaccini a RNA messaggero (mRNA)

I vaccini a RNA messaggero approvati utilizzano molecole di mRNA che contengono le istruzioni affinché le cellule della persona vaccinata sintetizzino le proteine Spike. L’mRNA ha la funzione di comportarsi come un “libretto di istruzioni” per le cellule del nostro corpo e insegnare loro a costruire la proteina in questione.

In questo modo il vaccino induce l’organismo a produrre una risposta protettiva rappresentata da anticorpi diretti contro il virus che contiene la stessa proteina Spike (virus SARS-Cov-2). Così, in caso di un futuro incontro con il virus SARS-Cov-2, l’organismo avrà già creato e addestrato anticorpi, con i quali combattere l’infezione virale ed evitare l’insorgenza della malattia o ridurre la gravità di quest’ultima.

L’mRNA inoltre non entra nel nucleo delle cellule e quindi non interagisce, né modifica il nostro DNA (non potendo determinare l’insorgenza di patologie di carattere tumorale). Inoltre, l’mRNA si degrada naturalmente pochi giorni dopo che ha svolto la sua funzione.


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Vaccini a vettore virale

Un vaccino a vettore virale utilizza un virus (generalmente un adenovirus incompetente per la replicazione) per portare all'interno della cellula la sequenza del codice genetico che codifica per la proteina Spike. Il sistema immunitario si attiva contro la proteina e produce degli anticorpi che, qualora il soggetto entrasse a contatto con il virus, lo proteggeranno dall'infezione. 


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Vaccini a subunità proteica

Un vaccino a subunità proteica è un vaccino composto da “frammenti proteici” del virus, in questo caso la proteina Spike.

Dopo essere state estratte, purificate e compattate per ridurne la dimensione, queste proteine sono addizionate ad una molecola adiuvante, per stimolare più efficacemente il sistema immunitario, ed inoculate sotto forma di vaccino.  


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