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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana 

Cure palliative in RSA tra barriere culturali e sfide future

21 Ottobre 2026

Nelle RSA (residenze sanitarie assistenziali) risiede circa il 7% della popolazione totale eleggibile alle cure palliative.

Si tratta principalmente di persone anziane affette da patologie cronico-degenerative avanzate – come demenze, scompenso cardiaco, BPCO e patologie neurologiche – che rappresentano ormai la grande maggioranza dei soggetti con bisogni di fine vita.

La gestione delle cure palliative all'interno delle RSA presenta oggi una realtà caratterizzata da elementi di protezione e disuguaglianze ancora da superare.

Il ruolo protettivo della RSA: meno ospedalizzazioni e accessi impropri

La residenza in RSA dimostra di essere un fondamentale luogo di decesso protetto. La continuità assistenziale garantita dalla struttura consente di:
  • evitare i ricoveri impropri in ospedale e gli accessi in Pronto soccorso nell'ultimo mese di vita, contesti spesso inadatti e fonte di forte stress per il paziente terminale
  • ridurre la necessità di ricovero in hospice, offrendo risposte assistenziali dirette all'interno dell'ambiente abitativo del residente.

La criticità: il basso accesso alle cure palliative specialistiche

Se da un lato le RSA proteggono dalle acuzie ospedaliere, dall'altro emerge un netto divario nell'attivazione formale dei servizi di cure palliative rispetto a chi vive al proprio domicilio o affronta una patologia oncologica:
  • cure palliative specifiche: vengono attivate formali cure palliative domiciliari avanzate o di II livello solo per lo 0,53% dei residenti in RSA, contro il 9,20% dei pazienti non residenti in struttura
  • accesso agli hospice: riguarda soltanto il 2% dei residenti in RSA rispetto al 9,8% di chi vive all'esterno.
Questo gap risente di un imprinting culturale storico che tende ancora ad associare le cure palliative quasi esclusivamente all'ambito oncologico, ritardando o limitando l'integrazione di cure specialistiche per i grandi malati cronici.

Costruire una "cultura palliativa" nelle RSA

Per garantire qualità della vita, sollievo dal dolore e rispetto della dignità, non basta evitare l'ospedale: occorre promuovere una vera e propria "postura palliativa" all'interno delle RSA come sottolineato proprio dal nostro Network e da ARS Toscana in occasione della giornata mondiale delle cure palliative.

La "postura palliativa" è una competenza relazionale per costruire un percorso di cura condiviso. Non c'è contrapposizione con la medicina basata sulle evidenze (EBM): la vera scienza medica unisce i dati scientifici all'empatia e al rispetto dei valori del paziente. La cura si fa "con" le persone, non "sulle" persone.

Ciò significa diffondere competenze relazionali ed empatiche tra gli operatori, unendo la scienza medica all'ascolto dei valori del paziente. Probabilmente poterle assimilare e comunicarle come cure di supporto sarebbe di aiuto a non spaventare i pazienti e i loro caregiver.

Come sottolineato nell’intervento dei relatori di ARS Toscana al convegno ANT svoltosi il 17 ottobre scorso, la sfida per il futuro è superare le disuguaglianze e garantire che le cure palliative diventino un diritto accessibile ed equo per ogni persona, in qualsiasi luogo di cura risieda.


Per saperne di più:
consulta i dati Toscani sulle cure palliative nella presentazione al convegno ANT del 17 ottobre 2026 a Pistoia