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a cura di Agenzia regionale di sanità Toscana 

Dall'ascolto dei professionisti: le principali barriere alle misure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture socio-sanitarie

03 Agosto 2026

Come si implementano le misure di prevenzione e controllo delle infezioni (Infection Prevention and Control – IPC) correlate all’assistenza nelle strutture residenziali socio-sanitarie? Quali sono le difficoltà che, nella pratica quotidiana, ne limitano l'applicazione?

Per rispondere a queste domande, nell’ambito del progetto CCM 2023 La tutela della salute nelle strutture residenziali sociosanitarie, è stata condotta un’indagine qualitativa multicentrica dando voce a chi, ogni giorno, governa e opera in queste realtà, secondo un approccio partecipativo e bottom-up.

L'indagine ha coinvolto 77 professionisti appartenenti a strutture residenziali socio-sanitarie distribuite in sei regioni italiane, attraverso lo svolgimento di 18 focus group, 9 dedicati ai manager/responsabili e 9 rivolti agli operatori di linea. L'obiettivo non è stato valutare il livello di aderenza alle misure di IPC, bensì comprendere le criticità che ne ostacolano l'effettiva implementazione nei diversi contesti organizzativi.

L'analisi delle testimonianze ha restituito un quadro estremamente ricco e articolato, evidenziando come le difficoltà nell'implementazione delle misure di IPC non siano riconducibili ad una singola causa, ma si configurino come il risultato dell'interazione di molteplici fattori, tra loro strettamente interconnessi.

Più nello specifico, lo studio ha consentito di identificare diverse macro-categorie di barriere.

Le prime riguardano la governance e la rete, caratterizzati da persistenti frammentazione normativa, disomogeneità organizzative e limitata integrazione tra ospedale, territorio e strutture residenziali. In questo contesto, protocolli, standard e indicazioni operative risultano spesso poco adattabili alle specificità proprie dell'assistenza residenziale.

Una seconda area di criticità riguarda gli aspetti strutturali. Le residenze socio-sanitarie si ritrovano, infatti, a gestire ospiti con un profilo clinico-assistenziale di complessità crescente in ambienti non sempre adeguati, in cui caratteristiche e configurazione degli spazi talvolta non consentono l’applicazione efficace di misure come l'isolamento.

Particolare rilievo assumono, inoltre, le barriere legate alla necessità di conciliare sicurezza e umanizzazione delle cure. I professionisti coinvolti nell’indagine evidenziano come l'applicazione rigorosa delle misure di IPC debba confrontarsi quotidianamente con l’esigenza di mantenere un modello assistenziale centrato sulla persona, in grado di garantire qualità della vita, autonomia e personalizzazione dell’assistenza. Tale equilibrio risulta particolarmente difficile da raggiungere nella gestione di residenti con bisogni assistenziali complessi.

Accanto agli aspetti già menzionati emergono criticità di natura organizzativa e gestionale: carenza di personale, elevato turnover degli operatori, difficoltà nel garantire continuità assistenziale, sottodimensionamento degli organici e crescente pressione sui tempi di lavoro rappresentano elementi che possono incidere direttamente sulla possibilità di applicare in modo sistematico e rigoroso le misure di IPC.

L'indagine ha, inoltre, evidenziato bisogni significativi sul piano della formazione. I partecipanti ai focus group sottolineano la necessità di rafforzare la progettazione e l’erogazione di percorsi formativi maggiormente contestualizzati rispetto alle specificità del contesto residenziale, capaci di integrare aspetti tecnici, organizzativi e relazionali e di accompagnare l'evoluzione della complessità clinico-assistenziale dell’utenza delle strutture.

Ulteriori elementi di criticità riguardano la comunicazione, sia all'interno delle organizzazioni sia lungo i percorsi di continuità assistenziale con gli altri servizi sanitari. Sono, infatti, emerse difficoltà nello scambio di informazioni tra i diversi livelli della rete assistenziale, criticità nei processi di comunicazione interna alle strutture e nel passaggio delle consegne tra operatori, nonché la necessità di rafforzare il coinvolgimento di residenti, caregiver familiari e professionali nella costruzione di un’alleanza e nella gestione condivisa della sicurezza.

Infine, particolare attenzione è stata dedicata alle barriere psicosociali e culturali, spesso poco visibili, ma non meno rilevanti. Il limitato supporto psicologico agli operatori, lo stress lavoro-correlato e l’affaticamento professionale, la progressiva automatizzazione delle pratiche assistenziali, la ridotta percezione del rischio e la percezione di una scarsa valorizzazione professionale sembrano influenzare in modo significativo l'adesione alle misure di IPC da parte degli operatori nonché, in senso più ampio, la costruzione e la sedimentazione di una cultura della sicurezza condivisa.

Nel complesso, emerge come le barriere identificate non agiscano in modo isolato, ma si influenzino reciprocamente, richiedendo una prospettiva integrata che – tenendo conto della molteplicità e della complessità degli elementi in gioco - superi la tradizionale visione centrata esclusivamente sulla responsabilità individuale o sulla mera applicazione formale di protocolli e procedure.

I risultati dell’indagine suggeriscono, dunque, l’utilità di adottare un approccio sistemico all’implementazione delle misure di IPC nelle strutture residenziali socio-sanitarie, attraverso lo sviluppo e l’implementazione di interventi coordinati e multilivello capaci di agire contestualmente sui diversi determinanti che, nel complesso, esercitano un’influenza sulla pratica assistenziale quotidiana.


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