Infezioni nelle RSA: dal progetto CCM nuovi strumenti e un approccio di rete per il controllo del rischio
14 Luglio 2026
Le infezioni correlate all'assistenza (ICA) all'interno delle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) rappresentano una delle sfide più complesse per la sanità pubblica contemporanea. Spesso caratterizzate da profili di antibiotico-resistenza, queste infezioni colpiscono una popolazione fragile e richiedono strategie di contrasto mirate e omogenee.
Per rispondere a questa esigenza, il progetto CCM La tutela della salute nelle strutture residenziali sociosanitarie: un impegno condiviso per prevenire e controllare le infezioni correlate all'assistenza, finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall'Università di Udine, ha presentato a Udine i risultati dell’attività di ricerca e i nuovi strumenti operativi sviluppati per il settore.
Al tavolo dei relatori ha partecipato attivamente anche l’Agenzia regionale di sanità, che ha aderito fin dagli esordi al progetto, contribuendo al dibattito scientifico con un focus sulla comprensione e l'integrazione delle reti come fulcro della prevenzione e del controllo delle ICA.
Sebbene il dato sia in calo rispetto al 2017, l'allarme resta alto sul fronte dell'antibiotico-resistenza:
Oltre alle fragilità intrinseche dei pazienti, il rischio epidemiologico nelle RSA è amplificato da dinamiche organizzative specifiche: il turnover del personale, la degenza prolungata e, soprattutto, l'effetto "porta girevole". I continui trasferimenti di pazienti tra gli ospedali per acuti e le strutture di lungodegenza rappresentano infatti il principale motore per la colonizzazione e la trasmissione dei patogeni resistenti.
Inoltre 18 focus group, condotti dall’Università di Udine, hanno visto coinvolti 77 professionisti che operano in RSA di 6 regioni italiane per la messa a punto di un’analisi delle barriere che rilevano le strutture nell’implementare efficaci misure di prevenzione e gestione delle infezioni.
L'obiettivo centrale è stato quello di definire e testare un sistema di monitoraggio epidemiologico replicabile che, utilizzando esclusivamente i flussi amministrativi correnti già disponibili a livello regionale in tutta Italia, sia in grado di stimare il carico delle infezioni nelle RSA e analizzare la diffusione dei microrganismi multiresistenti nei sistemi di rete costituiti da ospedali e strutture residenziali. E la riprova che questo sistema è sostenibile sono stati risultati ottenuti in altre tre regioni oltre la Toscana, come: Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna.
Inoltre, la social network analysis (SNA), applicata ai dati toscani, ha permesso di mappare le 325 RSA e i 54 ospedali come nodi interconnessi da flussi di pazienti. Tramite metriche quali l’esposizione potenziale ai rischi, la funzione strategica di ponte o snodo territoriale e la pressione infettiva esterna subita dalla struttura, l'analisi di rete permette di identificare visivamente i percorsi e le strutture a maggior rischio epidemiologico.
Questo modello permette di monitorare i trend temporali e identificare anomalie a livello di singola struttura, offrendo la possibilità di attivare interventi di miglioramento mirati, come audit clinici o safety walk around.
A livello di programmazione, gli indicatori consentono di implementare i meccanismi di governance delle risorse sul territorio, introdurre presidi diagnostici rapidi, implementare percorsi di consulenza specialistica in telemedicina e supportare in modo proattivo le politiche di stewardship antimicrobica e uso prudente degli antibiotici.
Il manuale operativo: un testo di consultazione multidisciplinare per colmare la carenza di linee guida specifiche per il setting delle RSA. Copre aree che vanno dalla gestione dei dispositivi invasivi e del rischio ambientale fino alla sorveglianza degli outbreak.
La piattaforma online: uno spazio digitale per semplificare l'accesso rapido alle informazioni, l'aggiornamento dei contenuti e il supporto operativo.
Formazione a distanza: due corsi specifici dedicati rispettivamente ai Risk Manager e agli operatori sanitari/sociosanitari, che hanno già registrato l'adesione di oltre 10.000 professionisti.
Il report di sintesi dell'indagine HALT 2024 è consultabile sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità.
Per saperne di più:
Per rispondere a questa esigenza, il progetto CCM La tutela della salute nelle strutture residenziali sociosanitarie: un impegno condiviso per prevenire e controllare le infezioni correlate all'assistenza, finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall'Università di Udine, ha presentato a Udine i risultati dell’attività di ricerca e i nuovi strumenti operativi sviluppati per il settore.
Al tavolo dei relatori ha partecipato attivamente anche l’Agenzia regionale di sanità, che ha aderito fin dagli esordi al progetto, contribuendo al dibattito scientifico con un focus sulla comprensione e l'integrazione delle reti come fulcro della prevenzione e del controllo delle ICA.
I dati dell'indagine HALT-4: il punto sulla prevalenza in Italia
I risultati della quarta edizione dello studio di prevalenza HALT (condotto nel 2024 su 470 strutture e oltre 31.000 residenti) mostrano che, nel giorno del monitoraggio, il 2,6% dei residenti presentava un’ICA.Sebbene il dato sia in calo rispetto al 2017, l'allarme resta alto sul fronte dell'antibiotico-resistenza:
- infezioni più frequenti: urinarie (37,8%) e respiratorie (33,3%)
- terapie antibiotiche: il 2,9% dei residenti era in trattamento con antimicrobici
- resistenze: il 46,2% dei microrganismi monitorati è risultato resistente ad almeno una classe di antibiotici.
La vulnerabilità delle RSA e il fenomeno della "porta girevole"
La frammentazione tassonomica e la disomogeneità normativa sul territorio nazionale rendono complessa l'applicazione di standard uniformi.Oltre alle fragilità intrinseche dei pazienti, il rischio epidemiologico nelle RSA è amplificato da dinamiche organizzative specifiche: il turnover del personale, la degenza prolungata e, soprattutto, l'effetto "porta girevole". I continui trasferimenti di pazienti tra gli ospedali per acuti e le strutture di lungodegenza rappresentano infatti il principale motore per la colonizzazione e la trasmissione dei patogeni resistenti.
Inoltre 18 focus group, condotti dall’Università di Udine, hanno visto coinvolti 77 professionisti che operano in RSA di 6 regioni italiane per la messa a punto di un’analisi delle barriere che rilevano le strutture nell’implementare efficaci misure di prevenzione e gestione delle infezioni.
Il focus dei relatori dell’Agenzia: comprendere le reti per arginare il contagio
Nel corso del meeting, gli interventi dei relatori di ARS Toscana si sono concentrati su un cambio di paradigma fondamentale: il superamento della gestione isolata della singola struttura a favore di una visione di rete.L'obiettivo centrale è stato quello di definire e testare un sistema di monitoraggio epidemiologico replicabile che, utilizzando esclusivamente i flussi amministrativi correnti già disponibili a livello regionale in tutta Italia, sia in grado di stimare il carico delle infezioni nelle RSA e analizzare la diffusione dei microrganismi multiresistenti nei sistemi di rete costituiti da ospedali e strutture residenziali. E la riprova che questo sistema è sostenibile sono stati risultati ottenuti in altre tre regioni oltre la Toscana, come: Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna.
Inoltre, la social network analysis (SNA), applicata ai dati toscani, ha permesso di mappare le 325 RSA e i 54 ospedali come nodi interconnessi da flussi di pazienti. Tramite metriche quali l’esposizione potenziale ai rischi, la funzione strategica di ponte o snodo territoriale e la pressione infettiva esterna subita dalla struttura, l'analisi di rete permette di identificare visivamente i percorsi e le strutture a maggior rischio epidemiologico.
Questo modello permette di monitorare i trend temporali e identificare anomalie a livello di singola struttura, offrendo la possibilità di attivare interventi di miglioramento mirati, come audit clinici o safety walk around.
A livello di programmazione, gli indicatori consentono di implementare i meccanismi di governance delle risorse sul territorio, introdurre presidi diagnostici rapidi, implementare percorsi di consulenza specialistica in telemedicina e supportare in modo proattivo le politiche di stewardship antimicrobica e uso prudente degli antibiotici.
Gli strumenti per gli addetti ai lavori: formazione e linee guida
A livello generale, l'output del progetto CCM si traduce in una vera e propria "cassetta degli attrezzi" scientificamente validata e a disposizione dei professionisti della sanità:Il potenziale della prevenzione
Secondo le evidenze della letteratura scientifica internazionale (OMS ed ECDC), l'implementazione sistematica di misure strutturate di Infection prevention and control (IPC) e della formazione continua può ridurre l'incidenza delle infezioni fino al 50%.Il manuale operativo: un testo di consultazione multidisciplinare per colmare la carenza di linee guida specifiche per il setting delle RSA. Copre aree che vanno dalla gestione dei dispositivi invasivi e del rischio ambientale fino alla sorveglianza degli outbreak.
La piattaforma online: uno spazio digitale per semplificare l'accesso rapido alle informazioni, l'aggiornamento dei contenuti e il supporto operativo.
Formazione a distanza: due corsi specifici dedicati rispettivamente ai Risk Manager e agli operatori sanitari/sociosanitari, che hanno già registrato l'adesione di oltre 10.000 professionisti.
Il report di sintesi dell'indagine HALT 2024 è consultabile sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità.
Per saperne di più:
- apri e scarica la presentazione di ARS Toscana e Università degli studi di Pisa Comprendere le reti per prevenzione e controllo - dal burden al sistema all'intervento. 9 luglio 2026
- leggi il comunicato stampa Rsa, il 2,6% degli ospiti sviluppa infezioni. Ma c’è un progetto che punta a dimezzarle
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