Time slips, il tempo scivola: creare storie per esprimere creatività e stimolare l'immaginazione


Questo metodo aiuta le persone affette da demenza a esprimere la propria creatività attraverso la costruzione di storie. Piuttosto che forzarle a ricordare, il programma TimeSlips le stimola a coltivare la propria immaginazione. Durante il processo creativo queste persone riaffermano la propria umanità attraverso le relazioni che stabiliscono con gli operatori, i familiari, gli amici.

L’obiettivo del programma è incoraggiare l’espressione creativa di coloro che sono affetti da demenza e, allo stesso tempo, far conoscere a un pubblico più vasto possibile le loro potenzialità creative. Questo restituisce a queste persone la dignità e un ruolo sociale che spesso hanno perduto; contemporaneamente, offre a noi la possibilità di comprendere il loro mondo.

Il progetto TimeSlips, fondato nel Centro invecchiamento e comunità di Milwaukee dell’Università del Wisconsin, è stato sviluppato dalla dottoressa Anne Basting nel 1998.
La Basting aveva lavorato con persone affette da demenza per anni eseguendo i consueti giochi per rafforzare la memoria.

Questa attività non la stava portando da nessuna parte, e un giorno, presa dallo sconforto, strappò una foto di un uomo Marlboro da una rivista e chiese al gruppo di inventarsi una storia, cosa che i partecipanti fecero. A quell’evento ne seguirono molti altri per dodici settimane e ogni volta funzionava. Ecco come è iniziato.

L’espressione creativa è importante per tutti, ma ancora di più per le persone colpite da demenza, per le quali le altre possibilità di auto-espressione sono molto limitate.
I laboratori TimeSlips sono spazi nei quali queste persone possono mettersi alla prova utilizzando le capacità comunicative (linguaggio, suoni e gesti) che ancora restano loro.
Poiché nel processo creativo non ci sono risposte giuste o sbagliate, inventare storie consente di partecipare, nonostante le difficoltà di memoria e il linguaggio frammentato, senza sentirsi giudicato.

TimeSlips concorda con la teoria di Kitwood (1997) sulla cura della demenza, considerando l’espressione personale come una salvezza, accettando il contesto in cui si trova il paziente. Gli interventi di espressione creativa come TimeSlips sottolineano l’unicità delle persone rendendole quindi capaci di sentirsi incluse in un contesto, sostenute e valutate, questo perché la comunicazione avviene naturalmente, in un contesto collaborativo.

I coordinatori o figure professionali che seguono le attività non correggono coloro che stanno raccontando le storie, ma invece forniscono, se necessario, più tempo, stimoli, per permettere ai partecipanti di rispondere alle immagini.

Le risposte vengono incluse in un testo che si rilegge ai pazienti, per aiutarli a sviluppare ulteriormente la storia oppure per condurli alla conclusione (Basting, 2003). Le storie sono piene di fantasie poetiche che riflettono le loro paure, speranze, rimorsi, umori e sogni e ci concedono un’occasione di capire chi sono e di condividere il loro sguardo sul mondo.



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