Solitudine, grave effetto collaterale della pandemia per gli anziani delle RSA e per le persone malate

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27/10/2020
In una lettera al direttore pubblicata lo scorso 20 ottobre su Quotidiano Sanità, Marco Geddes da Filicaia ha sottolineato come la diffusione del coronavirus ci abbia messo davanti ad un dilemma morale rispetto alla tutela della salute degli anziani, in particolare nelle RSA.

Il dilemma è infatti quello tra affetti e supporto psicologico da un lato e l’interruzione dei contatti con l’esterno, vale a dire con parenti e amici, dall’altro. È chiaro, come sottolinea Geddes, che per le persone in età avanzata o per coloro che a causa di una malattia hanno uno spazio di vita limitato questi legami siano essenziali e che, se interrotti, non si riannoderanno.
 
Il tema centrale portato da Geddes è quindi quello della scelta, effettuata nei mesi passati e che si sta riproponendo ora, di interrompere i cosiddetti “contatti con l’esterno” come provvedimento provvisorio e temporaneo alla diffusione del virus.

Uno degli effetti collaterali di questa pandemia “ … è la solitudine: quella di chi non ha potuto vedere i propri figli, i genitori, i compagni. La solitudine più dolorosa, però, è stata quella delle persone malate, sofferenti, che in solitudine sono morte” (dal libro: Emozioni virali. Le voci dei medici dalla pandemia, Il Pensiero scientifico editore).

Al dolore per la perdita del parente, dell’amico, si aggiungono il dramma di non aver assistito e accompagnato il proprio caro, l’impossibilità di elaborare il lutto con i giusti tempi e spazi e la difficoltà che è emersa nei mesi scorsi, in vari casi, non solo di vedere la salma, di assistere al rito funebre, ma perfino di rintracciarne il luogo di sepoltura.

Geddes ritiene che in una situazione così drammatica si sia scelto, fra rischi del contagio (e della diffusione del virus) e lesione degli affetti e limitazioni delle libertà, quello che era “il male minore”. Ma tale dilemma etico pone oggi un quesito: abbiamo fatto tutto il possibile per limitare il “male minore”?

All’inizio di questa epidemia ci siamo trovati impreparati e la carenza di mezzi di protezione non consentiva di dotare i visitatori di abbigliamenti idonei, mascherina, schermi protettivi che prioritariamente dovevano essere destinati agli operatori. Ma quella fase emergenziale sono passati molti mesi e per Geddes ora abbiamo il dovere di far fronte anche alla riduzione del “male minore”, a limitare la solitudine, a non perdere la tenerezza e a non affidarci per tali azioni solo alle “nude mani” degli operatori. Dobbiamo assumere tutti i provvedimenti utili su questo fronte, anche per limitare la paura di “finire in ospedale”, di essere distaccato per sempre dagli affetti più cari che può portare a ritardi diagnostici, a dilazione nella somministrazione delle terapie e ad un aumento delle complicanze e della mortalità anche per altre patologie.
 
Per Geddes e per noi, redazione di valore in RSA, risulta pertanto necessario:
  • favorire il colloquio diretto fra parenti e ospiti nelle residenze sanitarie, predisponendo spazi adeguati, in cui la relazione visiva e vocale sia pienamente assicurata
  • organizzare, nei casi in cui elementi affettivi e sanitari (pensiamo in particolare a situazione di aggravamento e a fasi terminali) lo richiedano, la presenza della persona cara adeguatamente istruita ed equipaggiata
  • sviluppare sistemi di collegamento visivo e uditivo dimensionalmente ed ergonomicamente appropriati a persone allettate e anziane, al fine di facilitare la continuità di rapporti con l’esterno
  • predisporre, in caso di decesso di persona sola, adeguate procedure per conservare la salma per un periodo che consenta di effettuare le opportune ricerche per rintracciare i parenti prima di procedere a sepoltura o incenerimento.
Del resto anche l’ordinanza n. 93 (allegato A) emessa nella nostra regione calca la mano anche su questo aspetto e propone non solo di effettuare videochiamate con tablet, cellulare, ma esplicita che sarebbe ottimale ed importante dotare le strutture di schermi giganti, perché più adeguati agli anziani, oppure collegamenti con schermi televisivi e/o lavagne interattive multimediali.

Ci auguriamo che le strutture abbiano tutte l’opportunità e la sensibilità di agire in tal senso.



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