Consapevolezze e riflessioni sulle RSA alla luce della pandemia da coronavirus

rsa coronavirus anziani
06/07/2020
Pietro Vigorelli*, teorico dell’approccio capacitante, propone alcune riflessioni relative alla gestione dell’emergenza coronavirus sia dal punto di vista organizzativo che emotivo nelle RSA. Dover troncare improvvisamente ogni relazione con le persone care, il dubbio di essere stati abbandonati, o rapiti da sconosciuti senza volto, la fatica emotiva nell'affrontare le angosce e non poter rivolgere un sorriso o dare un abbraccio, la fatica fisica, la paura, la mancanza di strumenti, la solitudine che ci circondava, le pressioni dall’esterno, le responsabilità, le imposizioni, la sofferenza, la morte... il profondo e continuo conflitto etico tra ciò che dovrebbe essere e ciò non poteva essere altrimenti.

Alla luce dell’esperienza del coronavirus, è sufficiente porsi come obiettivo nelle RSA il benessere dell’anziano?

Nel codice deontologico dell'infermiere si legge: L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale. L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto. [Cod. deontologico Infermiere Art. 24 – Cura nel fine vita]

La cura della vita e della sopravvivenza sono fondamentali, e si sviluppano grazie alla sorveglianza clinica, ma Vigorelli ci chiede di porre attenzione al rischio che diventi totalizzante, fino a soffocare la vita stessa e la possibilità di relazionarsi col prossimo.

La gestione dell’emergenza determinata dalla pandemia da coronavirus ha imposto un radicale cambiamento nei comportamenti degli operatori: dispositivi di protezione che rendono il lavoro faticosissimo, gestione dell’angoscia generata dall’alta trasmissibilità della malattia, timore di infettarsi e di infettare i propri cari. La paure, il rischio, la fatica, l’isolamento hanno messo in evidenza quanto gli operatori abbiano bisogno di attenzione, di ascolto e di riconoscimento.

La sopravvivenza ha dominato tutto.

La chiusura delle strutture ai familiari è stata fondamentale per la sopravvivenza, ma non è stata compresa da tutti. Ci sono stati episodi di conflitto tra familiari ed operatori, liti ed aggressioni, ciascuno era portatore di legittimi desideri, bisogni. Pressioni che non tutte le RSA hanno sostenuto e molte per questo sono tuttora sotto indagine giudiziaria per manchevolezze e inadempienze. Se l’anziano è il protagonista dell’assistenza, i familiari reclamano un ruolo indispensabile per il benessere dei propri cari, ed è necessario che la RSA si faccia carico anche di loro, curando la relazione in modo appropriato e rispettoso per favorire l’instaurarsi di un’alleanza.

La gestione dell’isolamento ha reso ancora più importanti in se stesse, per se stesse, le attività di vita quotidiana, e il modo in cui l’operatore le svolge. Se fino a ieri l’attenzione era sul dopo, adesso l’attenzione deve concentrarsi sul qui e ora di quello che si sta facendo. La fretta con cui si opera nella normalità, dovrebbe essere abbandonata per il qui e ora concentrandosi su ciò di cui ha bisogno l’anziano, un ritmo lento: la slow care.

Salvo rare eccezioni, è evidente che chi viene a vivere in RSA è destinato a morire in RSA. La strage di anziani causata dal coronavirus, ha fatto nascere una nuova consapevolezza e nuove riflessioni: la morte è il destino comune a tutti, da sempre.
Vigorelli propone quindi due grandi riflessioni sull’invecchiare e sul vivere e vivere bene nonostante l’invecchiamento, da sviluppare insieme, operatori e formatori e, forse, operatori, familiari e formatori. Normalità, Casa, Benessere Convivenza sono le parole chiave su riflettere. Chiedersi cosa desiderano i nostri anziani e come vorremmo, noi stessi, vivere in una RSA, e cercare di tradurre i risultati delle nostre riflessioni in scelte organizzative.

L’approccio capacitante sostiene la necessità del riconoscimento delle competenze elementari come condizione necessaria per vivere dignitosamente e convivere in modo sufficientemente felice.
Vigorelli conclude sostenendo che bisogna:
  • cercare nuove forme di vita comune (e di rispetto sostanziale della privacy e della volontà di ciascuno) e di attività (o di non attività), con fantasia, con audacia e realismo
  • aprirci a nuovi pensieri e nuovi scenari, per una organizzazione delle RSA e una vita che sia migliore della precedente e che sia realizzabile
  • riappropriarsi del concetto di benessere in un unicum con quello di salute, inscindibili teoricamente, ma spesso sostanzialmente agli antipodi nella realtà.
Invece di una riabilitazione impossibile, del recupero di competenze irrecuperabili, l’obiettivo dell’approccio capacitante è la felicità possibile. Viene proposto quindi un nuovo paradigma di residenzialità che permetta di sognare.
Lo strumento è la relazione, che per essere sana e felice ha bisogno di libertà di espressione e riconoscimento delle competenze.

*Pietro Vigorelli: medico e psicoterapeuta italiano. Ha sviluppato l'approccio capacitante, una modalità d’intervento per la ricerca, la formazione e la cura degli anziani fragili, in particolare quelli smemorati e disorientati, promosso e diffuso dal Gruppo Anchise, un’associazione tra esperti.


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