Infezioni e uso di antibiotici in RSA: il quadro della situazione in Toscana, Italia ed Europa

infezioni rsa toscana italia europa antimicrobicoresistenza01/07/2020
Anche quest'anno si è svolta la terza edizione dell’evento Antimicrobico-resistenza: cure e ambiente organizzata da ARS, che a causa del coronavirus si è tradotto in 3 webinar.

Durante il secondo webinar, sono stati presentati i dati relativi alle infezioni e uso di antibiotici nelle RSA.

Secondo la letteratura scientifica, le RSA sono luoghi ad alto rischio di infezioni. In Europa, ad esempio, la prevalenza di infezioni nelle RSA è del 3,4%.
Nel 2017, la prevalenza di infezioni correlate all’assistenza nelle RSA toscane è risultata pari al 4,3% ovvero 1 su 23 anziani; dato più elevato di quello italiano pari a 3,9%. Tale aumento è in parte attribuibile ad una crescente sensibilizzazione e formazione sul tema che è stata fatta proprio in questi ultimi anni. I siti di infezione maggiormente colpiti sono quelli relativi al tratto respiratorio (35%), della cute (24%) e il tratto urinario (19%).

Inoltre gli anziani residenti nelle RSA sono particolarmente suscettibili alle patologie infettive e conseguentemente gli antibiotici sono tra i farmaci più comunemente somministrati. Tra l’altro gli effetti collaterali degli antibiotici possono essere particolarmente pericolosi per questo target: includono il rischio di diarrea severa da Clostridium difficile, eventi avversi, interazioni e infezioni da parte di microrganismi resistenti.

Il 63% dei residenti in RSA toscane ha almeno 1 prescrizione di antimicrobici con una dose definita giornaliera (DDD) per 1.000 residenti pari a 49,9 e con una variabilità territoriale evidente che va da 50 a 87 DDD per 1000 residenti die.
Un recente studio italiano riporta valori decisamente più elevati di quelli toscani: circa 75 DDD per 1.000 residenti die, nelle RSA della ULSS 5 Ovest di Vicenza.  Come anche due studi europei nello stesso setting: Francia (63,3 DDD per 1.000) e Norvegia (106 DDD per 1.000).

Gli antibiotici maggiormente prescritti sono state le penicilline (39%), i fluorochinoloni (19%), le cefalosporine (18%) e i macrolidi (14%). Invece, secondo il dato italiano di HALT-3, le classi di antibiotici più prescritte sono le cefalosporine (27,3%), seguite da penicilline, inclusi inibitori delle beta-lattamasi, (24%) e fluorochinoloni (21,5%).

Emerge in Toscana un uso molto elevato di terapia antibiotica di profilassi: nel 20% dei casi contro il 12% in Italia. La profilassi viene somministrata prevalentemente per prevenire infezioni urinarie (75%) mentre quando il paziente è in terapia a causa di una infezione in corso, questa riguarda prevalentemente il tratto respiratorio inferiore (55%).

Purtroppo, secondo alcuni studi, circa il 50% degli antibiotici prescritti non risultano essere necessari, e anche quando lo sono, risultano avere uno spettro troppo ampio o sono mantenuti per più tempo rispetto a quello necessario per eradicare l’infezione. Anche in Toscana solo il 16% delle prescrizioni sono potenzialmente mirate contro il 25% del dato italiano e europeo.

Dalle analisi di laboratorio  emerge che nelle urinocolture sono stati isolati dei germi nel 21% dei residenti, una prevalenza importante e in linea con l’alta frequenza delle infezioni del tratto urinario nelle RSA. Mentre il 4% dei residenti ha registrato delle emocolture positive, principalmente effettuate durante la permanenza in ospedale.
I principali microrganismi isolati sono stati Escherichia coli, sia da esami del sangue che da urine.

I risultati degli esami di antimicrobico resistenza hanno evidenziato un’alta frequenza di batteri resistenti. Interessante è il confronto delle resistenze riscontrate dei pazienti delle RSA toscane con i dati relativi alle resistenze registrate in tutti i pazienti ricoverati in regime di degenza ospedaliera in regione Toscana nel 2017 e 2018.

Sulle urinocolture, emerge una differenza significativa a svantaggio dei residenti in RSA rispetto a:
- la resistenza di Escherichia coli ai fluorochinoloni
- la resistenza alle cefalosporine di terza generazione di E. Coli    
Mentre a svantaggio della popolazione ricoverata in ospedale vi è una maggior resistenza ai carbapenemi dei ceppi di Klepsiella pneumoniae.

Sulle emocolture, a conferma di quanto appena detto,  c’è una differenza significativa a svantaggio dei residenti in RSA rispetto a:
- la resistenza alle cefalosporine di terza generazione sia che si parli di Klepsiella che E. Coli
- la resistenza di Escherichia coli ai fluorochinoloni
- la resistenza alla meticillina dello Staphylococcus aureus

Quasi il 35% dei residenti effettua almeno un ricovero e nel 18,5% dei casi si tratta di un ricovero per cause infettive e nel 4% per sepsi.

Purtroppo in questi mesi sono deceduti molti anziani nelle RSA italiane. Dopo il quadro emerso anche da questi dati non era difficile pensare che questo target di popolazione sarebbe stato il più colpito. In Toscana, dai dati dell’ISS, sia il numero di casi positivi che di decessi è stato modesto.

Dallo studio HALT-3 emerge largamente che i sistemi di sorveglianza utili alla prevenzione e al controllo delle infezioni sono molto scarsi in RSA.  In questi mesi le RSA della Toscana complessivamente si sono rimboccate le maniche velocemente ed efficacemente, ma non siamo che agli inizi di questo percorso.


Per saperne di più:

Approfondisci il tema attraverso le nostre news: