Intervista alla direttrice della RSA Beato Angelico: vita vissuta al tempo del coronavirus

anni azzurri coronavirus
14/05/2020
La Direttrice della RSA Beato Angelico del Mugello, ci ha raccontato l’esperienza vissuta nella sua struttura negli ultimi tre mesi, ovvero da quando ha preso campo la pandemia da coronavirus. Nessuno degli anziani e degli operatori sono stati infettati dalla COVID-19, ma i momenti difficili non sono mancati.

Direttrice Cipriani, già agli inizi di marzo si è compreso che il virus era un problema serio e che la pandemia si stava avvicinando anche qui in Toscana. Quando avete spiegato agli anziani residenti cosa stava accadendo, come hanno reagito?

I nostri ospiti, ovviamente quelli cognitivamente integri, sono rimasti in linea di massima tranquilli, alcuni a battuta ci hanno detto che loro hanno affrontato una guerra, "
si affronterà anche questa". Una signora ha paragonato questo momento proprio al periodo della guerra. Tutte queste limitazioni, le strade deserte, i parenti che non si vedono sembravano "il coprifuoco”, con l'unica differenza che "almeno adesso non manca il magiare, in tempo di guerra invece..."


La sospensione delle visite com’è stata e come viene vissuta?

Coloro che hanno avuto tanta difficoltà ad adattarsi alla sospensione delle visite sono stati i familiari. Inizialmente, secondo le prime disposizioni, abbiamo limitato l'accesso ad un visitatore al giorno per ospite, la visita si svolgeva in camera e dietro compilazione di un'autocertificazione in cui il visitatore dichiarava di non essere stato in zone rosse, non avere avuto contatti con qualcuno proveniente da lì etc.

Quando tutta l'Italia è entrata in lockdown e abbiamo dovuto sospendere completamente le visite, in linea con le disposizioni di legge, allora abbiamo attivato il canale telefonico. Sono state fatte telefonate giornaliere per far parlare i familiari con gli ospiti. Sono diventate tantissime anche a ore impensabili!

Poi la sede del Gruppo Kos Care - Residenze Anni Azzurri di cui facciamo parte, ci ha dotato di un tablet con cui effettuiamo tutt’ora le videochiamate in modo che i familiari possano anche vedere i propri cari, oltre che a sentirli per telefono.


Avete avuto anche voi, come molti, il problema di reperire i dispositivi di protezione individuale?

Facendo parte di un grande Gruppo abbiamo avuto la possibilità di ricevere materiale da parte della sede: scorte di DPI vari, anche se le mascherine, come ovunque, sono state un grosso problema.
Cerchiamo di responsabilizzare tutto il personale nel fare un uso coscienzioso del materiale che viene consegnato. Alcuni operatori sanitari al principio hanno fatto fatica a  capire che questi dispositivi servono primariamente a proteggere loro stessi e i nostri ospiti da eventuale contagio.


In questi mesi, ci sono stati decessi indipendenti dal coronavirus? Come vi siete comportati?


In caso di ospiti in fase terminale solitamente lasciamo che i familiari stiano 24 ore in struttura. Con questo virus la situazione è diventata molto delicata. Purtroppo ci è capitato che 3 nostre ospiti venissero a mancare quando i figli non erano presenti. Noi c'eravamo, non erano sole, ma non è lo stesso. Se penso a come deve essere gestita la stessa situazione con le persone ricoverate e poi decedute per coronavirus… beh in quest'ottica i nostri ospiti sono "quasi fortunati".



Come siete riusciti a far mantenere le distanze tra gli anziani?

Per far mantenere quasi 2 metri di distanza tra gli ospiti abbiamo rivisto tutta l'organizzazione!

Nessuno può muoversi dal piano in cui dorme, i posti a tavola sono stati rivisti e quindi i salottini sono diventati un prolungamento della sala pranzo. In questo modo abbiamo acquisito più spazio e siamo riusciti a garantire le distanze.
Le attività di animazione vengono svolte con le dovute distanze e accortezze, diciamo che sono state un po' riadattate ma sono importanti per allentare un po' il clima di tensione e di tristezza. Abbiamo deciso di assegnare gli stessi operatori allo stesso piano in modo da limitare i contatti il più possibile.


Nel mese di aprile la successione di ordinanze emesse e linee guida emanate da istituti autorevoli hanno indicato restrizioni ancore più pesanti per le RSA perché la situazione stava degenerando e i decessi per coronavirus stavano colpendo pesantemente queste strutture. Come avete affrontato questo momento drammatico? Ancora una volta avete dovuto riorganizzare tutta le struttura?  

Dal 17 aprile, data delle ultime disposizioni dell'Istituto Superiore di Sanità, anche gli ospiti devono tenere la mascherina. Rispetto a questo abbiamo deciso di tenere una linea abbastanza flessibile. Incoraggiamo gli ospiti cognitivamente più presenti a indossarla quando sono in sala pranzo più che riescono, senza imposizione, ma li teniamo sempre a distanza di più di un metro.

Per gli ospiti con demenza abbiamo fatto un intervento ambientale. Abbiamo fatto degli spostamenti logistici, lasciato vuoti dei posti: meno persone equivale a meno persone in sala e di conseguenza maggior possibilità di mantenerli ancora più distanziati senza mascherina. La maggioranza di loro sono in sedia a rotelle, solo due deambulano liberamente. Essendo solo due è più facile controllarli e inoltre svolgono delle attività di terapia occupazionale pensate appositamente per loro, che vengono svolte in presenza dell'operatore in sala, qualora non vi sia l'animatore, per limitare il  wandering.


Quali precauzioni sono state applicate?

L'igiene delle mani è stata una delle priorità per operatori e ospiti. Per quest’ultimi con una differenza: agli ospiti più orientati viene messo frequentemente sulle mani il gel idroalcolico e loro sanno come devono usarlo perché glielo abbiamo spiegato durante le attività di animazione e tutte le volte che è stato necessario, mentre per gli altri vengono proposti questi momenti di detersione come “crema idratante per le mani” e per il momento funziona!

Una volta al giorno viene misurata la temperatura di tutti gli ospiti. Quelli più orientati ci chiedono anche di dir loro qual è la misurazione fatta, mentre per gli altri è molto facile questo controllo con il termoscanner, praticamente non se ne accorgono nemmeno.
Quando un ospite ha sintomi simil influenzali viene spostato in camera singola, in isolamento preventivo funzionale per 14 giorni e in attesa di tampone. Qui la situazione è più dura perché gli operatori devono ottimizzare il più possibile gli accessi in camera e la persona sta più tempo da sola durante la giornata. Per ovviare a ciò stiamo caricando su chiavetta usb video con immagini e musica rilassante da inserire nelle tv delle camere per far vivere momenti di decompressione, mettiamo a disposizione lo stereo con la musica preferita, audiolibri, giornali, libri ecc. in base alle preferenze.


Da poche settimane è iniziata la fase 2, ma per le RSA ancora le disposizioni sono rimaste invariate. Siete riusciti ad organizzare qualche altra attività nel frattempo?

Esattamente, tutto è ancora fermo e ovviamente anche le visite sono ancora sospese. Adesso gli ospiti iniziano ad accusare la lontananza dai familiari: alla fine della videochiamata molti che si commuovono, altri si agitano…

La cosa che adesso stiamo organizzando a turni è l'uscita in giardino, in modo che i nostri anziani possano prendere un po' d'aria e stare al sole. Ovviamente l'ascensore deve essere preso da un solo operatore con un solo ospite e quindi è necessario organizzare bene i tempi e le alternanza, ma è tutto realizzabile!

Grazie Direttrice per la sua testimonianza!


La foto è ripresa dal sito anniazzurri.it

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