Progetto “Persona-La buona cura”: le conclusioni dell'indagine in 4 RSA

progetto buonacura11/07/2017
Il progetto nasce dalla delibera regionale DGRT 1016 del 26-10-2015, detta appunto Persona - La buona cura, su proposta del Centro regionale per le criticità relazionali di Careggi (CRRCR) e del Centro regionale per la gestione del rischio clinico e la Sicurezza del Paziente (GRC), in collaborazione con l’Agenzia regionale di sanità Toscana (ARS), l’Associazione italiana malati di Alzheimer (AIMA) e il Laboratorio di management e sanità (MeS).

Il progetto sperimentale prevede lo svolgimento di un’indagine esplorativa condotta su quattro residenze del territorio toscano.

Più nello specifico gli obiettivi sono:

1.    osservare il contesto lavorativo, ponendo l’attenzione alle relazioni in senso ampio (operatori-utenti, operatori-operatori, e tra strutture);
2.    portare dati che siano spendibili sui progetti;
3.    tenere insieme aspetti prossimali e distali micro e macro, difficili da tenere insieme perché appaiono spesso disgiunti, ma solo apparentemente.


I risultati di questo studio sono stati pubblicati nel dicembre 2016 sulla rivista Salute e Territorio.


La percezione della salute organizzativa: risultati del questionario MOHQ
buonacura grafico

Le conclusioni di ARS e AIMA
Il familiare, una risorsa per la relazione

Dalle interviste ai familiari effettuate da ARS e AIMA emerge una difficoltà iniziale all’inserimento del proprio caro nella residenza, dovuto principalmente ai sensi di colpa e alla diffidenza. Questi primi sentimenti possono avere effetti negativi nella relazione tra familiari/residenti ed operatori. È però evidente un senso di sollievo e di soddisfazione complessiva.
Si auspica un aumento degli incontri con i familiari, quale strumento di socializzazione e diffusione dei principi di accoglienza, inclusione, ascolto e partecipazione.
I ricercatori sottolineano il potenziale di questi incontri nel favorire il ruolo del familiare come controllore sociale sulla struttura, cioè un osservatore efficiente, perché esterno, seppure coinvolto e perciò interessato al buon funzionamento della struttura.

Le conclusioni del Centro regionale per le criticità relazionali
Verso un’opportunità di integrazione e di senso per i servizi socio sanitari

Attraverso incontri, interviste individuali e di gruppo al personale apicale e dedicato all’assistenza e la somministrazione di un questionario, il Centro regionale per le criticità relazionali ha rilevato dati sulle dinamiche relazionali all’interno delle RSA.
Risulta che, per quanto i fattori di soddisfazione e gli indicatori positivi evidenzino una percezione positiva degli operatori delle strutture, il significato percepito del ruolo dell’anziano e dell’RSA è spesso vissuto come un luogo di confino, aspetti confermati dai fattori di isolamento e di apertura all’innovazione percepiti come critici. Viene riportata come disfunzionale una generale imitazione del modello ospedaliero, con una insufficiente personalizzazione di cure ed ambienti.
Il progressivo aumento degli adempimenti burocratici toglie il tempo dedicato alla relazione, anche se è percepito come tempo di cura.
Le relazioni tra operatori nei gruppi di lavoro vengono espresse come fattori critici, il fattore percezione del conflitto lo conferma. I ruoli organizzativi vengono spesso utilizzati come difese dal mancato riconoscimento della propria professionalità e competenza, e sembrano rappresentare un ostacolo ad un’autentica ed efficace integrazione dei gruppi di lavoro.
Il management riporta la necessità di percorsi formativi che forniscano gli strumenti per fronteggiare le difficoltà.

Le relazioni con i familiari risultano collaborative, ma polarizzate su aspetti difensivi. I rapporti con le istituzioni sono caratterizzati dalla percezione di scarsa conoscenza della realtà operativa delle strutture, di scarsa valorizzazione riconoscimento dei professionisti da parte dei sistemi più ampi, e dal primato degli aspetti economico/organizzativi su quelli di cura.
All’aumento della percezione dello stress e della fatica, sembra mancare una progettualità condivisa ed una visione a lungo termine.
Il maggiore grado di dipendenza delle persone inserite nelle strutture negli ultimi anni determina difficoltà organizzative e gestionali.
I punti di forza evidenziati sono il forte senso di appartenenza al contesto, riferito come storia il radicamento delle strutture nel territorio, la diffusa percezione all’interno dell’istituzione e della società.
Vengono riconosciuti impegno e motivazione sia da parte delle figure direttive che degli operatori nel far fronte ai bisogni degli assistiti nonostante le difficoltà.

La qualità delle cure nelle RSA, un’indagine etnografica
I dati rilevati dal Centro regionale per il rischio clinico e la sicurezza del paziente

I ricercatori del GRC, utilizzando una griglia di osservazione e la tecnica dello shadowing, hanno raccolto dati relativi alla sicurezza e alla centralità della persona assistita.
Rispetto alla sicurezza sono emerse criticità strutturali - in particolare sull’illuminazione, che risulta scadente - ed organizzative, in particolare nella gestione del processo di somministrazione della terapia e di gestione dei farmaci.
Rispetto alla centralità della persona assistita il GRC osserva un’abitudine diffusa a chiamare i residenti prevalentemente con il nome di battesimo ed un’attenzione particolare al momento della somministrazione dei pasti, che rappresenta un momento di convivialità tra residenti ed operatori. Viene osservato un alto livello di pulizia sia degli ambienti che dell’abbigliamento dei residenti.
In generale viene constatato un legame molto forte tra operatori e persone assistite, che riflette in una buona personalizzazione del servizio.
Si evidenziano differenze anche sostanziali tra le strutture osservate nella qualità delle attività ludico ricreative, così come degli accessi dall’esterno, che in alcune strutture erano molto rari.

Conclusioni

La rilevazione di criticità e punti di forza è stata poi condivisa dagli enti coinvolti con ognuna delle quattro strutture partecipanti.
La Regione sta al momento valutando la possibilità di proseguire l’indagine, coinvolgendo altre RSA, con l’obiettivo anche di effettuare interventi mirati ad agire sulle difficoltà che potrebbero evidenziarsi nelle rilevazioni.