Nelle RSA di Inghilterra e Galles si stimano 20.000 morti in eccesso rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti

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08/06/2020
Secondo quanto pubblicato il 15 maggio 2020 dall’Office for National Statistics (ONS) della Gran Bretagna, tra il 2 marzo e il 1 maggio scorso nelle strutture residenziali di assistenza di Inghilterra e Galles si sono contati 12.526 per Covid-19: un dato allarmante, per quanto provvisorio, considerando che il settore dell'assistenza nelle due regioni censisce negli stessi mesi, ma in anni precedenti circa 20.000 decessi in meno.

L’articolo England and Wales see 20 000 excess deaths in care homes pubblicato su The Lancet richiama l’attenzione su due questioni alla base di questa mole di decessi.
In prima battuta ci sono le caratteristiche di coloro che qui risiedono; Adam Gordon, professore di assistenza agli anziani presso l’Università di Nottingham del Regno Unito, sottolinea che "questo gruppo di persone sono molto fragili e spesso hanno molteplici morbilità. Nella stragrande maggioranza dei casi registrati, i residenti deceduti per Covid 19 nelle strutture presentavano almeno una compromissione di base, più comunemente demenza e morbo di Alzheimer”. In popolazioni con queste caratteristiche il virus si è diffuso con grande rapidità; non solo, spesso il deterioramento fisico è stato così rapido da non avere il tempo dell’arrivo in ospedale: l’ONS ha infatti stimato che il 72% dei 12.526 decessi registrati sono avvenuti all'interno della struttura, mentre solo il 28% in ospedale.

Il secondo aspetto richiamato all’attenzione temi di natura organizzativa.
E’ stata riscontrata una mancanza di disponibilità di test che verificassero la presenza del virus tra i residenti ed il personale delle strutture. Secondo alcune fonti  è diventato necessario testare la presenza del virus troppo tardi; le strutture quindi sono state costrette ad accettare pazienti provenienti dagli ospedali senza la possibilità di sapere se avevano o meno contratto il virus. Le strutture “hanno cercato di isolare i residenti e gestire i focolai senza sapere chi avesse il virus; ma è stato un compito incredibilmente difficile”, sostiene Gordon.

Questo aspetto è stato aggravato dalla scarsità e non tempestività nella distribuzione di sufficienti quantità di dispositivi di protezione dovuta ad una priorità di rifornimento assegnata al servizio sanitario nazionale, come dichiarato in una survey dell’Alzheimer’s Society. La condizione di autoisolamento per gli operatori che prestano assistenza, inoltre, è stata una scelta molto onerosa, poiché questa categoria, già scarsamente remunerata, viene pagata solo in caso di svolgimento della prestazione.

Adelina Comas-Herrera, ricercatrice presso la London School of Economics and Political Science, Londra, Regno Unito, sottolinea che Covid 19 ha influenzato tutti gli aspetti dell'assistenza e per questa ragione ha causato, anche indirettamente, le morti registrate. Infatti, una riduzione del personale per isolamento, ha provocato un aumento del rischio per i residenti: le strutture sono costruite per la vita in comune e per questo scopo dotate di personale. La mancanza di supervisione pone i residenti isolati ad aumentato rischio di lesioni, in particolare cadute e la loro stessa salute mentale viene colpita. Le persone con demenza spesso smettono di mangiare se sono depresse, il che può accelerarne la morte. Inoltre, non è un piccolo compito persuadere le persone con demenza a rimanere nelle loro stanze e mantenere le distanze fisiche, a meno che non si faccia ricorso a mezzi di contenzione o sedazione, che nessuno auspica.

La situazione descritta relativa a Inghilterra e Galles, è esemplificativa delle conseguenze devastanti del Covid 19 nel settore dell'assistenza; la percentuale di decessi che qui vengono contati è in linea con quella di paesi con livelli di reddito simili. Gordon precisa a tal proposito che "anche le nazioni che hanno fatto bene a controllare l'epidemia complessiva, come la Germania e la Norvegia, stanno assistendo a un'alta percentuale di morti tra le persone in cura a lungo termine".



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