La narrazione autobiografica come strumento di empowerment per il benessere soggettivo e psicologico degli anziani residenti in RSA

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31/10/2019
Continua l'esplorazione del tema della narrazione autobiografica, che abbiamo affrontato nella news Approccio biografico negli anziani assistiti in RSA: una revisione sistematica sull'efficacia della narrazione delle storie di vita.

La letteratura testimonia che gli anziani in RSA manifestano un minore benessere psicologico (che include ad esempio la sensazione di autonomia, di padronanza sul proprio ambiente e di avere relazioni positive con gli altri) e soggettivo (relativo alla soddisfazione per la propria vita) rispetto agli anziani che vivono al domicilio.

Per di più, il trasferimento dalla propria abitazione a una residenza sanitaria assistenziale può rappresentare per l'anziano un momento molto destabilizzante, poiché modificare le proprie abitudini e doversi adattare a un nuovo contesto mina il bisogno di sicurezza tipico di questa fase della vita.

Nonostante ciò, migliorare il benessere soggettivo e psicologico degli anziani istituzionalizzati è ancora un obiettivo esplorato in pochi studi. Tra questi è da segnalare una recente esperienza italiana di “narrative therapy”, basata cioè sull’utilizzo delle narrazioni con lo scopo di migliorare il benessere degli anziani residenti in RSA.

La teoria su cui si fonda questo intervento parte dal presupposto che le persone danno significato alla propria esistenza e formano la propria identità narrandosi a se stessi e agli altri. E’ quindi possibile intervenire sulla percezione del proprio benessere attraverso un’azione di decostruzione, cioè di esternalizzazione degli aspetti negativi e di analisi del significato attribuito dalla persona a tali eventi, e di ricostruzione, cioè di reinterpretazione della propria esperienza verso nuovi significati più positivi.

L’intervento è stato attuato in due diverse RSA e ha coinvolto 21 residenti di età compresa fra 78-91 anni, senza diagnosi di disturbo mentale, deficit cognitivo e disabilità fisica grave.

Per prima cosa gli anziani sono stati invitati a parlare delle loro esperienze in struttura durante un’intervista individuale condotta dallo psicologo. Successivamente, sulla base dei principi della “narrative therapy”, è stato strutturato il training vero e proprio, che ha previsto l’utilizzo del processo di decostruzione-ricostruzione. In linea con l’ipotesi dei ricercatori, i risultati hanno mostrato che i partecipanti hanno riportato un incremento nel benessere soggettivo (maggiore esperienza di emozioni positive e meno esperienza di emozioni negative), ma, forse per la breve durata del training, nessun cambiamento sul benessere psicologico, aspetto questo che merita di essere ulteriormente approfondito.


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Immagine: by Laura Fuhrman on Unsplash