Al centro del metodo Validation di Naomi Feil la relazione con l'anziano

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19/04/2017
Naomi Feil nasce a Monaco di Baviera, in Germania, nel 1932, cresce nella casa per anziani di Montefiore di Cleveland, nell’Ohio, dove suo padre era direttore e sua madre a capo del servizio sociale.

Laureata alla Columbia University dello Stato di New York non è soddisfatta degli approcci che comunemente vengono utilizzati nella relazione con i grandi anziani, in particolare con gli anziani con deterioramento cognitivo, che comunemente venivano isolati, o ignorati, perché troppo disturbanti e la relazione era considerata inutile, una perdita di tempo.

Il suo contatto continuo con quegli anziani intrappolati in un mondo parallelo, apparentemente distante ed incomprensibile, le darà l’opportunità di capire che a nulla serve trattenerli nella realtà, così come la concepiamo.

Il metodo Validation: empatia e fiducia per entrare in contatto con i grandi anziani


Naomi Feil costruisce in metodo “Validation”
, che deriva dal verbo to validate in inglese, legittimare, riconoscere che i sentimenti di una persona sono autentici.
Per Naomi Feil negare i sentimenti significa negare legittimità all’individuo. Quindi è facilmente comprensibile che Validation utilizza l’empatia e la fiducia per entrare in sintonia con la realtà interiore dei grandi anziani disorientati. La fiducia è indispensabile, porta sicurezza, la sicurezza infonde forza, la forza genera autostima. Questo binomio legittima le persone molto anziane e ripristina la loro dignità. Al centro vi è il concetto di rispetto: la persona viene accolta, rispettata e si dà il giusto valore alle sue emozioni.

Il metodo Validation  mette in secondo piano l’aspetto clinico dell’anziano, e si concentra sulla relazione, non si regola sui contenuti cognitivi, ma utilizza la comunicazione verbale e non verbale per sostenere i problemi relazionali. Ciò che genera una persona disorientata in stato di delirio raramente è chiaro e comprensibile, ma per la persona è impossibile agire diversamente. E’ perciò necessario accogliere il suo stato, riconoscere l’emozione negative e disporsi in atteggiamento di aiuto.
Il metodo Validation pone le sue basi sulla teoria del ciclo di vita di Erik Erikson, che pur essendo un cammino "a tappe", viene inteso come un continuum. Nello sviluppo, è importante il concetto di crisi intesa in maniera positiva, costruttiva, consiste nella scelta effettuata per risolvere la problematica evolutiva. La persona superando la crisi acquisisce un senso di unità interiore in cui gli elementi negativi non vengono cancellati ma vengono ampiamente superati.

Le fasi del metodo Validation


Naomi Feil costruisce un metodo molto dettagliato, in cui fornisce le indicazioni per ogni possibile situazione e le modalità per affrontarla. Individua tre fasi e per ognuna di queste fasi, vengono dettagliate delle tecniche diverse, tutte vòlte all’adattamento e accoglimento del mondo dell’anziano.

1. Prima Fase: Raccogliere informazioni sull'anziano
Per il metodo Validation è indispensabile conoscere la persona: il suo stadio di disorientamento; i compiti e le emozioni; le relazioni umane e affettive del passato; la professione, i passatempi; il rapporto con la religione; il modo in cui la persona affronta le difficoltà e le perdite; la storia clinica.
Tali informazioni potranno essere raccolte tramite domande all'anziano, fatte in momenti diversi della giornata e per almeno due settimane; le domande sono state tratteggiate dalla Feil, visto che debbono essere abbastanza precise, perché possano orientare l'operatore.

2. Seconda Fase: Valutare lo stadio di disorientamento
Gli stadi possono essere:
    Primo stadio: disturbi dell'orientamento
    Secondo stadio: confusione temporale
    Terzo stadio: movimenti ripetitivi
    Quarto stadio: vita vegetativa
Ognuno di questi presenta caratteristiche che ne facilitano il riconoscimento: per esempio, nel primo caso, esistono caratteristiche fisiche particolari, quali la posizione rigida, braccia spesso incrociate e labbra serrate; le funzioni intellettuali sono abbastanza integre, così come le riduzioni di vista e udito; le caratteristiche psicologiche, invece, riguardano la necessità di esprimere le proprie emozioni, la consapevolezza di un leggero stato confusionale, la resistenza ai cambiamenti, e così via. Per ciascuno dei 3 stadi la Feil dettaglia le tecniche di approccio, che evolvono da metodi più cognitivi a metodi sempre più sensoriali.

3. Terza fase: Incontrare regolarmente la persona e usare le tecniche Validation
La durata di ogni incontro dipende dallo stadio di disorientamento nel quale si trova la persona: si va da un minimo di uno a un massimo di quindici minuti, il tempo minore è dedicato a chi presenta le problematiche maggiori. In ogni caso, non è tanto importante la quantità di tempo impiegato, ma la qualità. La frequenza ideale, poi, dipende anch'essa dalle singole situazioni: si va da più volte al giorno, ad alcuni incontri settimanali, o meno frequentemente ancora. E' importante sapere accorgersi in tempo della sensazione di disagio dell'anziano, che ci indica il termine dell’incontro, anche in questo caso, la Feil dà indicazioni molto precise.


naomi feil metodo validationIl testo di Naomi Feil rimane una rivoluzione nell’approccio all’anziano, che passa da un modello biomeccanico che si concentra sul deficit, ad un modello olistico in cui si riconosce una persona, non solo un corpo.