Lo scafandro e la farfalla

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Jean-Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma in un letto d'ospedale. È il caporedattore di 'Elle' e ha accusato un malore mentre era in auto con uno dei figli. Jean-Do scopre un'atroce verità: il suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso centrale.

Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l'uso della parola oltre a quello dell'occhio destro. Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Dinanzi a domande precise (ivi compresa la scelta delle lettere dell'alfabeto ordinate secondo un'apposita sequenza) potrà dire "sì" battendo una volta le ciglia oppure "no" battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a dettare un libro che uscirà in Francia nel 1997 con il titolo che ora ha il film.

Sia l'attore che il regista conseguono l’importante risultato di offrirci una prova di grande umanità nel contesto di un film di elevato livello artistico.

L'occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la farfalla del pensiero. La voce interiore imprigionata di Jean-Do ci rivela al contempo l'orrore della condizione e l'indomabile spinta all'espressione di sé. Il giornalista pensa, desidera, soffre, grida dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in suoni e parole. Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il battito d'ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in parole.


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E’ possibile che quando si viene travolti da una tragedia si scopra il senso più profondo della vita? Le dinamiche, la rabbia, lo sconforto, ma anche l’amore per le persone e per la vita che per quanto difficile può riservare ancora gioia e serenità. Incredibile inno alla vita, quando ci si ritrova a vederla come da una finestra.
Film che fa riflettere su quelle situazioni in cui non c'è risposta dal paziente o che soltanto non siamo in grado di cogliere ciò che sta provando a dirci.
“Mettersi nei panni” del protagonista può aiutare ognuno a rivalutare azioni e comportamenti di per sé non sbagliati ma che possono non essere adeguati o migliorativi per il paziente.


Lo scafandro e la farfalla (Le scaphandre et le papillon), come già accennato, è in effetti  anche il libro autobiografico del giornalista francese Jean-Dominique Bauby.